Cosa

Un Dormitorio Sociale autogestito, per un numero totale attualmente di 15 posti letto, uno spazio di convivenza per chi si trova senza casa, escluso dalle strutture di accoglienza pubbliche in quanto limitate nell’era della crisi o perché il progetto di cui era beneficiario si è concluso. Uno spazio di assistenza legale, discussione, inchiesta e vertenza su politiche migratorie e diritti. Autogestione, cooperazione, emancipazione, rigenerazione e recupero, mutualismo sono i punti-forza del Dormitorio, nella sfida necessaria di trovare un tetto per chi è escluso dal mercato immobiliare.

Rivolto a chi

Accoglienza Degna è rivolto a chiunque si trovi senza un tetto e senza punti di riferimento a Bologna. In particolare singoli e famiglie senza reti di appoggio, working-poors, migranti invisibilizzati dalla legge Bossi-Fini, vittime del sistema hot-spot, richiedenti e titolari protezione internazionale esclusi dai progetti di accoglienza o dispersi dal regolamento di Dublino.

Dove

A Làbas Occupato, nella ex caserma Masini recuperata dai progetti di speculazione e dall’abbandono decennale, restituita agli abitanti di Bologna come laboratorio di progetti politici e sociali di carattere antifascista, anticapitalista e antisessista che mirino a trasformare radicalmente un presente fatto di miseria, esclusione, razzismo, precarietà, devastazione ambientale e culturale.

Chi

L’idea iniziale nasce nelle assemblee di Làbas, TPO, associazione Ya Basta, ma subito viene proposta a chiunque manifesta la sua indignazione per gli sgomberi dell’autunno bolognese, o per la politica di Orban e i proclami di Salvini. Dopo un appello sui social network, negli spazi del TPO e di Làbas si riuniscono oltre duecento persone disponibili a dare vita a questa impresa, che poi diventano i protagonisti del progetto. Con Piazza Grande, Coordinamento Eritrea Democratica e altre realtà informali si discute l’idea e si pensano subito forme di collaborazione.

Perché

Dall’inizio della crisi che ha segnato l’avvio di un processo di esclusione e di disuguaglianza sempre più ampio, siamo convinti che l’unica strategia per non trasformare Bologna nel regno di speculatori, fondazioni, consorzi del mattone, caste ed élite sia cooperare tra diversi, abbattendo anziché erigendo muri e steccati. Nella nostra città il welfare è ridotto alle briciole, le politiche abitative sono ferme da decenni, gli interventi e gli investimenti per ricostruire ammortizzatori nel sociale sono esternalizzati e sfilacciati, mentre l’Amministrazione Locale si dichiara impotente di fronte ai patti di stabilità. Inoltre, gli effetti delle riforme nel mondo del lavoro fino al Jobs Act, del Piano Casa del governo Renzi con il Decreto Lupi, delle politiche di emergenza permanente in materia di asilo e immigrazione, scavano profonde disuguaglianze, spingendo verso la povertà fasce sempre più consistenti di cittadini. In risposta a tutto questo sappiamo che esiste una intera città solidale, indisponibile all’indifferenza, al razzismo e al meccanismo della guerra tra poveri.